Sfide, riflessioni e idee nello zaino di click4all al ritorno dagli USA

Sul volo di ritorno dagli Stati Uniti, a 10.000 piedi sopra l’oceano, ripensiamo al filo conduttore della nostra esperienza. Nothing about us, without us! Niente per noi, senza di noi. Forse è questa la frase che riassume tutto. Non solo in quanto manifesto sociale e poSan Francisco State Universitylitico per i diritti delle persone con disabilità, ma anche come pietra angolare dell’innovazione tecnologica: nessuna tecnologia per le persone, senza le persone, si potrebbe parafrasare.

Ripensiamo a Jennifer Mc Donald, esperta di ausili di Berkeley che ci ricorda che la vera sfida non è solo rendere più economico e democratico l’accesso alle tecnologie. Il problema è rendere accessibili i servizi alla persona che queste tecnologie dovrebbero facilitare. Soprattutto in un paese come gli Stati Uniti d’America dove una consulenza sulle tecnologie per la disabilità può costare davvero cara e pesare quasi interamente sulle spalle dei cittadini.

Ripensiamo a Janet Nunez, educatrice e psicologa che, nel cuore della Silicon Valley ci racconta quanto sia importante la partecipazione dal basso nel processo creativo: “se si danno i giusti strumenti agli educatori, alla famiglia o in generale a chi passa più tempo accanto al bambino con disabilità, puoi davvero fare la differenza. Convivere con un’esigenza aguzza l’ingegno.”

Ripensiamo all’Exploratorium di San Francisco, museo tecnologico interattivo la cui parola d’ordine è awareness, consapevolezza. Come a dire, un bambino non è un nativo digitale perché nasce con un tablet in mano. Un bambino può diventare un saggio digitale se smonta il tablet e impara come funziona e come può modificarlo.

San Francisco Maker Faire

Ripensiamo alla Maker Faire di San Francisco, fiera allegra e popolare, ma dove ci è parso che non esista ancora contaminazione tra mondo della disabilità e il movimento dei makers. E forse è qui che bisogna lavorare, non solo in Italia.

Ripensiamo a Lucie Richter, esperta di design di prodotti tecnologici, che in un sushi bar di San Mateo, ci racconta quali sono per lei le regole della buona progettazione: donne e uomini, con le loro diversità, i loro desideri, le loro scelte interagiscono con gli oggetti e i servizi in modo complesso. Se si dimentica questo, si rischia di progettare tecnologie come fossero cattedrali nel deserto: bellissime ma inaccessibili se mal progettate.

Da ultimo, ripercorriamo a memoria il nostro ultimo incontro prima della partenza. Quella bellissima ora e mezza passata insieme al team del Lifelong Kindergarten del MIT di Boston, tra le eccellenze mondiali per la ricerca e sviluppo di nuove tecnologie per l’educazione. Siamo nel laboratorio dove, tra le altre cose, sono nati i robot della Lego, Scratch (il popolarissimo linguaggio di programmazione per bambini) e Makey Makey, schedina per il tinkering che tanto ha ispirato l’ideazione del nostro click4all. I ricercatori che abbiamo incontrato sono tutti eredi del pensiero educativo costruttivista di Seymour Papert che quel laboratorio ha fondato. Ed è proprio una delle più celebri similitudini di Papert a fare da sfondo al nostro ultimo incontro sul suolo americano:  “una tecnologia per l’educazione dovrebbe essere progettata come una casa con un pavimento basso, un soffitto alto, e pareti molte larghe.” Ovvero, abbastanza facile e intuitiva per permettere a tutti di utilizzarla (pavimento basso), ma abbastanza flessibile e modulare per permettere alle persone di costruire e scoprire usi complessi e non previsti.

Una co-evoluzione tra uomo e tecnologia che permette a ciascuno di raggiungere obiettivi e livelli di apprendimento diversi (soffitto alto). E per le pareti larghe tocca scomodare Lev Vygotskij e la sua psicologia dello sviluppo. Per raggiungere una vetta c’è bisogno di costruire degli appigli, delle tappe intermedie. Una parete larga, permette a ciascun bambino, che sia disabile o meno, di trovare gli appigli, i mediatori migliori per lui.

Tecnologia per l'educazione

Con questa idea ci rimbocchiamo le maniche per ricominciare il nostro lavoro. Con i piedi ben piantati a Bologna e la testa ancora tra le nuvole: una tecnologia per l’educazione deve essere un appiglio, un mediatore. Non un fine che si giustifica in quanto tale, ma uno strumento, un mezzo per raggiungere obiettivi altri. Anche in Silicon Valley. Soprattutto in Silicon Valley.

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