Ultimo giorno di click4all negli USA

— click4all al Massachussetts Institute of Technology di Boston—

 

Siamo a Cambridge, nella primissima periferia di Boston. Il Media Lab è all’interno di una bellissimo edificio del MIT (Massachusetts Institute of Technology) dove diversi gruppi di ricerca lavorano in grandi openspace con pareti trasparenti. Ad accoglierci all’entrata, Carmelo Presicce, ricercatore italiano del Lifelong Learning Kindergarten. Abbiamo conosciuto Carmelo qualche mese fa, in occasione di una visita alla nostre sede ASPHI di Bologna. Ingegnere elettronico e esperto di tecnologie per l’educazione, Carmelo era interessato al nostro lavoro con la disabilità e, in particolare, a click4all. Da lì l’invito a venirlo a trovare a Boston per un incontro al Media Lab. E noi non ci siamo fatti certo pregare!

Per prima cosa Carmelo ci accompagna tra le grandi stanze del Media Lab, tra robot, realtà virtuale, tessuti intelligenti, il centro Atoms and Bit dove è nato il modello che ha ispirato i Fab Lab in tutto il mondo e laboratori di neuroscienza dove si lavora con l’optogenetica. Quando arriva il momento di entrare nel grande openspace del Lifelong Learning Kindergarten, siamo davvero emozionati: per noi è come entrare in un luogo sacro.

Il coordinatore di questo prolifico gruppo di ricerca sulle tecnologie per l’educazione è Mitchel Resnik, allievo di Seymour Papert (tra le altre cose, inventore del Logo, progenitore di tutti i linguaggi di programmazione per bambini). Qui sono nati i moduli robot della Lego, il sempre più popolare Scratch (straordinario linguaggio di programmazione per bambini e ragazzi) e Makey Makey, kit elettronico per il tinkering che ha profondamente ispirato la progettazione di click4all.

Stringiamo la mano a Eric Rosenbaum (inventore di Makey Makey), Matthew Taylor (programmatore di Scratch), Eric Schilling e Sarah Otts (che si occupano della community di Scratch).

Poggiamo il computer e il click4all su un enorme contenitore di lego gialli (i famosi mattoncini qui sono  parte dell’arredamento) e iniziamo la nostra presentazione: con foto e video mostriamo il nostro lavoro.

Il primo video che cattura completamente la loro attenzione è quello in cui mostriamo il nostro lavoro nelle strutture residenziali per anziani: “Questo è fatto con Scratch!” esclama Matthew vedendo il video di un anziano che sposta virtualmente delle forme colorate con le mani. Continuiamo mostrando esempi di come utilizziamo Scratch non solo per il coding a scuola ma anche come strumento per la creazione di esercizi riabilitativi su misura, giochi causa-effetto e di robotica educativa per bambini con disabilità. Un sorriso compiaciuto appare sul viso di Eric Schilling quando mostriamo i lavori fatti con Scratch da un gruppo di mamme di bambini disabili di un progetto che stiamo portando avanti in Siria: “That is awesome!”

“Molti pensano che l’innovazione sia solo in Silicon Valley, ma a noi piace soprattutto la vostra!” gli diciamo. Matthew ci pensa un po’ sopra e risponde: “Be’… l’innovazione si fa in Silicon Valley, si fa a Boston, ma a quanto pare si fa anche in Italia!” Finita la presentazione, tiriamo fuori una scatola di click4all e la porgiamo a Eric Rosenbaum, inventore di Makey Makey. “It’s cool” ci dice serissimo “Dentro c’è il Makey Makey e molta altra roba.” “Forse troppa…” gli fa eco Luca con un mezzo sorriso.

“Non direi” risponde Eric. “mi sembra che sia quello che serve per rispondere alle esigenze delle persone con cui lavorate. Un makey makey per la costruzioni di ausili. La cosa su cui, secondo me, dovete concentrarvi adesso è la costruzione di una comunità”

“Vi siete chiesti, ad esempio, come fare in modo che l’invenzione di una famiglia o di un educatore possa essere conosciuto o condiviso da altre persone?” gli fa eco Eric Schilling “Io mi occupo della community di Scratch e vi assicuro che è davvero difficile.”

“Anche con Makey Makey abbiamo lo stesso problema” continua Rosenbaum ridendo “voi non potete immaginare quante persone lo comprano solo per fare un pianoforte con le banane. Solo perché è il primo esempio che vedono sul sito” Eric fa riferimento al fatto che se si crea una comunità in grado di condividere esperienze d’uso diverso di una tecnologia, la maggior parte delle persone si riduce a usarla in base alla documentazione che trova associata allo strumento. Ancora una volta è la conferma che il punto centrale è il processo non tanto la tecnologia.

E’ abbastanza chiaro che lo spirito di Seymourt Papert aleggia ancora tra le stanze del Lifelong Learning Kindergarten: “una tecnologia per l’educazione dovrebbe essere progettata come una casa con un pavimento basso, un soffitto alto, e pareti molte larghe” ci dice Eric Rosenbaum dopo un attimo di riflessione. Come a dire che uno strumento deve essere abbastanza facile e intuitivo per permettere a tutti di utilizzarlo (pavimento basso), ma abbastanza flessibile e modulare per permettere alle persone di costruire e scoprire usi complessi e non previsti. Una co-evoluzione tra uomo e tecnologia che permette di raggiungere obiettivi e livelli di apprendimento diversi (soffitto alto).

E le pareti larghe? Queste Eric non ce l’ha spiegate, ma a noi viene in mente la teoria dello scaffolding di Piaget. Per raggiungere una vetta c’è bisogno di costruire degli appigli, delle tappe intermedie. Una parete larga, permette a ciascuno di attaccare gli appigli, i mediatori migliori per lui (in base a i suoi interessi, desideri, abilità).

A proposito di ausili, ci torna in mente che ora come ora Scratch non è accessibile alle persone con disabilità visiva. “Lo sappiamo bene” ci risponde Matthew “ma ci stiamo lavorando. Avete voglia di darci una mano?”

Mi sa di sì.

 

Nicola e Luca 

Click4all è un progetto di Fondazione ASPHI onlus.

E’ in viaggio negli USA avendo vinto il contest #MaketoCare  2016

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